Il comitato “TuteliAMO BORGO CARSO” interviene sulla vicenda dell’impianto biogas che dovrebbe nascere a Borgo Carso, ribadendo la propria contrarietà al progetto e chiedendo maggiore attenzione alle possibili ripercussioni sul territorio. Nel comunicato stampa diffuso dall’associazione, vengono sollevati dubbi sull’iter seguito per la realizzazione dell’impianto, sulla sua localizzazione e sulla valutazione dell’interesse pubblico, oltre a essere rivolte alcune richieste di maggiore trasparenza alla società coinvolta:
“Negli ultimi giorni abbiamo visto sulla stampa locale diversi articoli riguardanti l’impianto biogas di Borgo Carso, con l’obiettivo della società (Retina OP.11 srl) di manifestare la propria forza muscolare nei confronti del Comune di Latina, del comitato “TuteliAMO BORGO CARSO” e dei residenti, paventando, neanche troppo velatamente, richieste ingenti di danni che, ovviamente, non sarebbero sostenibili. Il Presidente di Retina afferma di avere ‘il sostegno del comparto agricolo e zootecnico’ e di non comprendere ‘questo ostruzionismo’. Sarebbe interessante sapere cosa intenda”.
“Nella zona individuata per l’impianto non ci sono aziende zootecniche e le aziende agricole che trattano colture di pregio vedrebbero con ogni evidenza danneggiati il valore, e dei loro prodotti, e dei loro terreni”.
“Il territorio del Comune di Latina ha già saturato le esigenze di impianti biogas-biometano, (quella di Latina scalo è a soli due chilometri di distanza da Strada Casal delle Palme) e il rischio che vediamo è di diventare la “discarica” di comuni della provincia di Roma, del frusinate o del casertano”.
“Il nostro territorio paga ancora la servitù per la centrale nucleare di Borgo Sabotino, per la famigerata discarica di Borgo Montello, non è necessario aggiungere altro, è già abbastanza compromesso. Per completezza di informazioni, la storia dell’impianto parte da un progetto presentato nel 2022 dalla società Neoagroenergie srl, quando il Comune di Latina era commissariato”.
“Con l’accesso agli atti riscontrammo che nel progetto era indicata una via del frusinate, sembrava uno scherzo. Per noi era pacifico che la PAS non potesse essere accettata, non ci riguardava. L’errore insanabile sembra costituito dal fatto che iI Comune abbia affrontato il problema troppo tardi”.
“Il silenzio nei trenta giorni successivi alla presentazione della PAS da’ la possibilità di costruire un impianto industriale in zona agricola, senza che siano verificate le norme di sicurezza ambientale, antincendio, o la piena titolarità alla realizzazione dell’opera? Il Comune era nel suo pieno diritto di annullare la PAS, visto il riscontro di carenze documentali. Le ultime sentenze del Consiglio di Stato cominciano a considerare questa palese stortura”.
“E poi, se la società aveva davvero le carte in regola, perché in quattro anni non ha realizzato l’impianto? Quando nel 2025 salta fuori una nuova società la Retina OP11 srl (stesso gruppo, stessa Holding), per quale motivo il Comune non avrebbe dovuto verificare la titolarità della nuova società intervenuta?”.
“Come residenti nel comune di Latina possiamo solo ringraziare il Sindaco Matilde Celentano per il suo operato, per la coerenza, per aver mantenuto il suo impegno e la sua parola nella difesa del territorio e dei suoi cittadini, così come ringraziamo tutti gli esponenti politici, maggioranza e opposizione, per il loro appoggio incondizionato. Per chi non vive di politica, vedere maggioranza e opposizione lavorare insieme ci ha dato grande fiducia nelle istituzioni”.
“Entrando poi nel merito delle due sentenze del TAR Lazio, si tratta di due provvedimenti “fotocopia”. Il secondo giudice non si è neppure premurato di verificare che Strada Casal delle Palme fosse realmente interdetta al traffico di mezzi pesanti (come è nella realtà, con tanto di cartello dall’accesso di Via Appia SS7 e di Strada Congiunte Destre)”.
“Inoltre è difficile comprendere perché non si rilevi l’interesse pubblico in un’azione portata avanti dal Comune di Latina, che, “de facto”, rappresenta l’interesse pubblico, e venga considerato “superiore” l’interesse rappresentato da una società facente parte di una Holding con sede in Lussemburgo. Nessuno di noi è contro l’iniziativa privata, ma riteniamo vada ponderata rispetto alle ripercussioni e al danno ambientale e sociale. L’impianto che si vuole costruire è un impianto industriale e va posto pertanto in zona industriale”.
“Chiediamo inoltre alla società maggiore trasparenza, ad esempio, che risponda positivamente all’accesso agli atti generalizzato inviato al GSE. Sarebbe un primo passo verso la possibilità di soluzioni alternative. Siamo disponibili ad un confronto con la società, confronto che in questi anni purtroppo è mancato, e siamo fiduciosi che alla fine prevarrà il buonsenso”.









