Il contenzioso infinito sulla gestione dei rifiuti a Latina torna a far tremare le casse comunali. A tredici anni dalle prime contestazioni, la Curatela del Fallimento di Latina Ambiente S.p.A. ha notificato un formale atto di messa in mora al Comune di Latina per le partite relative alla Tariffa Igiene Ambientale (TIA) degli anni 2006-2009 e per i conguagli dei Piani Economico-Finanziari (PEF).
La richiesta economica è pesantissima: una quota capitale di circa 18 milioni di euro (17.971.268,96 euro per l’esattezza), a cui si sommano ben 20 milioni di euro per gli interessi di mora maturati dal 2014 e almeno 3 milioni a titolo di risarcimento danni. Nel complesso si tratta di una stangata da quasi 41 milioni di euro che, se confermata, rischierebbe di spingere l’Ente capoluogo verso il dissesto finanziario.
Nelle carte inviate lo scorso 29 settembre 2026 all’Amministrazione, la Curatela fissa un ultimatum: entro 15 giorni il Comune potrà avviare un tavolo per raggiungere un accordo transattivo nei successivi tre mesi. In assenza di intesa, la vertenza passerà alla Camera Arbitrale dell’ANAC.
Al centro del braccio di ferro c’è l’interpretazione dei contratti e della delibera di Giunta del 2013 con cui il Comune riacquisì i crediti TIA impegnandosi a saldare i pendenze del quadriennio 2006-2009. Piazza del Popolo sostiene di aver già versato tutto il dovuto, rivendicando persino un credito di 200mila euro. Di parere opposto i curatori fallimentari, secondo cui il calcolo dell’Ente è errato e le sue pretese non sarebbero comunque più opponibili non essendo state presentate a suo tempo nel passivo fallimentare. La palla passa ora alla politica e agli uffici legali per evitare l’avvio di un arbitrato milionario.









