Un suicidio che fin dal primo momento non ha mai convinto la famiglia e che oggi, a distanza di mesi, prende tutta un’altra piega nell’inchiesta aperta dalla Procura di Cassino. Il sostituto procuratore Andrea Corvino ha infatti disposto la riesumazione della salma dell’impiegato di 48 anni di Gaeta, trovato privo di vita il 13 febbraio scorso all’interno della cantina del palazzo in cui risiedeva con la moglie.
Inizialmente la tragedia era stata archiviata come un gesto volontario: i primi rilievi avevano attribuito il decesso all’asfissia provocata da una corda stretta attorno al collo. Tuttavia, diversi aspetti legati al ritrovare del cadavere avevano da subito sollevato forti dubbi. L’uomo, molto conosciuto e stimato in città, conduceva una vita tranquilla e priva di apparenti motivi di disagio o preoccupazione. A spingere per la riapertura del caso sono stati i fratelli della vittima, che hanno evidenziato precise incongruenze sulla scena del ritrovo. In primis la porta della cantina, trovata chiusa ma dall’esterno, mentre le chiavi in possesso dell’uomo non erano mai state rinvenute nel locale.
A corroborare i sospetti è poi arrivato un elemento determinante nei mesi successivi alla tragedia: dopo il trasferimento della vedova in un’altra abitazione, una vicina incaricata di ritirare la corrispondenza ha notato nella cassetta postale una busta contenente proprio gli oggetti personali e le chiavi della cantina della vittima. Un dettaglio inquietante che ha spinto i magistrati a riaprire il fascicolo e a disporre nuovi accertamenti medico-legali per fare piena luce sulla morte dell’uomo.









