Si è concluso con quattro condanne per corruzione il lungo processo Tiberio, celebrato davanti al Tribunale di Latina. Dopo una camera di consiglio durata nove ore, i giudici hanno emesso la sentenza alle 19:30, confermando le richieste del pm Valerio De Luca.
Armando Cusani, sindaco di Sperlonga ed ex presidente della Provincia di Latina, è stato condannato a 6 anni di reclusione, con interdizione perpetua dai pubblici uffici e incapacità a contrattare con la pubblica amministrazione. Per lui scatterà anche la sospensione dalla carica di sindaco per 12 mesi in virtù della legge Severino.
Altre condanne: 8 anni (la pena più alta) per l’imprenditore Nicola Volpe, 7 anni per Isidoro Masi (ex responsabile dell’Ufficio Tecnico del Comune di Sperlonga) e 6 anni per l’imprenditore Antonio Avellino. Reati prescritti per altri imputati, tra cui Massimo Pacini e Antonio Fabrizio.
Gli imputati erano accusati, a vario titolo, di aver messo in piedi un sistema illecito per favorire l’attività imprenditoriale di Cusani e pilotare gare d’appalto a discapito della collettività. Al centro dell’inchiesta, condotta dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Latina, l’Hotel Grotte di Tiberio – struttura abusiva di proprietà del suocero di Cusani, acquisita al patrimonio comunale – e appalti come quello da 700mila euro per il complesso archeologico di Villa Prato a Sperlonga.
Le indagini nacquero da denunce di un privato, Carmine Tursi, sull’inerzia del Comune nel rimuovere gli abusi edilizi. Il processo, iniziato il 16 maggio 2017, è durato 9 anni.
Il Collegio Penale, presieduto da Elena Nadile con a latere Francesca Zani e Clara Trapuzzano Molinaro, ha accolto in pieno l’accusa. Il collegio difensivo – avvocati Angelo Palmieri, Gianni Lauretti, Gaetano Marino, Luigi Panella, Vincenzo Macari, Gianmarco Conca – ha annunciato ricorso in Appello: «Il processo non finisce a Latina, ci sono tre gradi di giudizio», ha detto Palmieri. Cusani è uscito scuro in volto, senza rilasciare dichiarazioni.









