Svolta nel caso dei chioschi balneari di Sabaudia. Per la Cassazione le prove della presunta collusione a carico dell’ex vicesindaco Giovanni Secci, ai domiciliari dal 17 febbraio scorso, sono sostanzialmente inesistenti.
Lo scrive la Sesta Sezione Penale nelle motivazioni dell’annullamento con rinvio dell’ordinanza del Tribunale del Riesame di Roma, che aveva confermato i domiciliari disposti dal gip Giuseppe Cario su richiesta del pm Giuseppe Miliano per la gara dei chioschi.
Gli Ermellini sono netti: non sarebbe emerso “alcun contatto, alcun rapporto personale, alcun elemento volto a comprovare l’esistenza della collusione e, quindi, l’inquinamento strumentale del procedimento di scelta del contraente”. E neppure sarebbe stato provato che la decadenza del primo aggiudicatario, Fabrizio Gallo, poi annullata, fosse stata disposta in modo strumentale per favorire le seconde classificate.
Ancora più tranchant il passaggio sulla riunione del 30 aprile 2025, indicata da gip e Riesame come momento per definire l’accordo collusivo: alla riunione, evidenzia la Cassazione, risulta dimostrato che nessuna delle imprese che sarebbe stata parte del presunto accordo era stata invitata.
La decisione si aggiunge a quella già depositata dallo stesso Collegio il 29 luglio scorso nei confronti della dirigente comunale Elisa Cautilli, per la quale erano stati esclusi tutti i profili di illiceità del bando contestati nell’ordinanza cautelare.
Ora la palla torna al Tribunale del Riesame di Roma, che dovrà pronunciarsi di nuovo sulla misura a carico di Secci, conformandosi alle indicazioni della Suprema Corte, e quindi decidere sulla richiesta di scarcerazione.
Laconico il difensore, l’avv. Renato Archidiacono: “Il tempo è galantuomo e, alla luce delle chiare motivazioni espresse nella sentenza di annullamento della Cassazione, sono fiducioso, come lo sono sempre stato, che il processo dimostrerà la totale insussistenza delle accuse per le quali Giovanni Secci è detenuto agli arresti domiciliari da quasi 7 mesi”.









