Economia & imprese
Rubrica settimanale
A cura di Ivan Simeone
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Sabato prossimo 4 luglio prendono il via i saldi estivi, tanto attesi sia dai consumatori come per i commercianti. È questa una opportunità per acquistare capi di abbigliamento a costi scontati e non è cosa da poco vista l’attuale comprensibile prudenza da parte dei consumatori.
L’attenzione è maggiormente rivolta al mondo della moda e degli accessori, tradizionalmente più richiesti sotto i Saldi.
Le aspettative sono molte ma anche qui i commercianti, nella realtà delle cose, non sempre sono supportati dalle Amministrazioni locali. Le più attente e virtuose concordano con le Associazioni di Categoria iniziative cittadine e “Notti Bianche” condivise. Altre vanno per conto loro senza poi portare un solido e reale sostegno agli operatori economici locali, che devono fare tutto da loro.
In tutto questo vi è una grande anomalia e stortura: dalle statistiche il 36% dei consumatori –dati IPSOS per la FISMO di Confesercenti- hanno già acquistato a prezzi scontati prima dell’avvio dei saldi ufficiali, grazie a particolari “promozioni” e prezzi “ribassati”. Una anomalia che danneggia tutto il settore. Dai dati statistici vediamo come ad acquistare in anticipo sono principalmente consumatori under 35 (il 48%) contro il 31% degli Over 35. Un danno a tutto un settore che è già in difficoltà. Secondo Confesercenti nazionale “tra il 2019 e il 2025 hanno chiuso oltre 18mila negozi di abbigliamento e calzature, un calo del 13,5%, con circa 17mila posti di lavoro persi. La spesa delle famiglie per moda e calzature è scesa dal 7% al 3,7% dei consumi. I negozi indipendenti, che restano circa la metà dei punti vendita, oggi pesano per il 20-25% del mercato, contro oltre il 75% degli anni Ottanta.” Secondo la Presidente nazionale della FISMO Francesca Recine, la federazione della moda, “Il divieto di vendite promozionali nei trenta giorni precedenti i saldi, in vigore nella maggior parte delle regioni, è rimasto sulla carta; mentre online la giungla si infittisce”.
Attenzione che le vendite di fine stagione, grazie ai Saldi, valgono per il commerciante tra il 25 e il 30% del fatturato annuo. Ecco che bisogna trovare nuove regole e servono direttive nazionali e non più solo regionali. Per Confesercenti sarebbe opportuno posticipare i saldi alla fine della prima settimana di agosto per l’estate e febbraio per l’inverno. Per la FISMO Confesercenti devono essere vietate le vendite promozionali “prima dei saldi e limitate a una parte dell’assortimento, per un periodo definito.” Una petizione è stata presentata e può essere firmata direttamente dalla piattaforma della Camera dei Deputati.
Certo, poi nasce una riflessione da semplice consumatore: “se si regolamenta troppo il mercato dei saldi, non vi è poi il rischio che il consumatore si rivolga sempre più alle piattaforme on line”?









