TARI, croce (per cittadini e commercianti) e delizia (per Comuni). Latina la più “cara” del Lazio. La “Quinques” una opportunità.

di Ivan Simeone

i.simeone@virgilio.it 

La TARI, acronimo di Tassa sui Rifiuti, è una delle imposte comunali più discusse. Una tassa che pesa sulle famiglie e sugli operatori economici, spesso percepita come una vera “croce” per cittadini e commercianti e, al tempo stesso, una “delizia” per le Pubbliche Amministrazioni.

È però giusto ricordare che grazie alla TARI i Comuni possono garantire servizi essenziali come la raccolta dei rifiuti, la pulizia delle strade, la raccolta differenziata, il riciclo e lo smaltimento. Attività fondamentali per il decoro urbano e la salute pubblica, soprattutto quando il servizio funziona in modo efficiente.

Nata per finanziare il sistema di gestione dei rifiuti urbani, la TARI rappresenta dunque una vera “croce e delizia” per cittadini e amministrazioni locali. Da un lato garantisce un servizio indispensabile; dall’altro viene spesso considerata una tassa elevata, poco trasparente e non sempre proporzionata alla qualità del servizio ricevuto.

Quando si parla di “croce”, il riferimento è soprattutto alle famiglie e alle attività produttive che si trovano a dover sostenere importi sempre più alti. Molto spesso, infatti, all’aumento dei costi non corrisponde un miglioramento dell’efficienza o della pulizia urbana.

Non si tratta di una questione legata al “colore politico” delle amministrazioni, ma piuttosto di un problema economico e sociale. Molte famiglie e numerosi commercianti fanno fatica a sostenere i pagamenti, generando contenziosi e contribuendo a creare “buchi” nei bilanci comunali.

A livello nazionale si registra un aumento generalizzato della tassa, molte sono le differenze tra i vari Comuni e Regioni; un rapporto sempre più stretto tra efficienza della raccolta differenziata e costo finale e crescente attenzione all’evasione e alla tariffazione puntuale. 

Bisognerebbe avere un po’ di equità. Non dimentichiamoci che il settore HORECA (ristorazione, pub, bar) sono tra coloro che hanno i coefficienti più alti e spesso le agevolazioni per i commercianti o per le famiglie numerose sono solamente enunciate ma poi nella realtà poco applicate o applicabili.

Secondo il Rapporto 2025 dell’Osservatorio Prezzi e Tariffe di “Cittadinanza Attiva”, la spesa media nazionale per la TARI è arrivata a circa 340 euro annui per una famiglia tipo, con un aumento medio del 3,3% rispetto al 2024 e si prevedono ulteriori aumenti per il 2026. Si registra un importante divario tra i Comuni del nord Italia, il Centro e il Sud. Lì dove la raccolta differenziata funziona veramente, la tassazione è più contenuta. Certamente con l’attuale situazione economica, molte famiglie come molte attività commerciali non riescono a far fronte ai pagamenti generando non pochi contenziosi e, come dicevamo prima, generando importanti perdite nei bilanci comunali. Poi nel 2025 si è aggiunta anche la componente perequativa legata al “bonus sociale rifiuti”, prevista da ARERA, con un ulteriore incremento di tariffa. Ma si può pagare tanto?

Spesso non vi è un rapporto corretto tra costo pagato e qualità del servizio. Secondo “Cittadinanza Attiva”, solo circa il 57% degli italiani considera adeguato il servizio rispetto alla tariffa pagata. 

Per il 2026 si prevedono (ma nulla vi è ancora di ufficiale e preciso) aumenti ordinari medi tra un minimo del +3% ad un massimo del +5%. 

Si dovrebbe inoltre applicare il “bonus sociale rifiuti” con sconto automatico del 25% per ISEE bassi, finanziato attraverso componenti perequative nazionali. 

Nel Lazio -dai dati pubblicati- sembrerebbe una media di spesa del 2025 pari ad euro 383 a famiglia, contro una media nazionale di 340 euro. 

Tra i Capoluoghi di provincia sembrerebbe che Latina abbi la maglia nera con una spesa media di euro 438 e la più virtuosa Frosinone con una media di spesa di euro 344.

Nel maggio 2026 il Comune di Latina ha approvato in Commissione Bilancio il nuovo Piano Economico Finanziario TARI 2026-2029, che prevenderebbe aumenti di circa il 3,8% di media con punte fino a 4,9% per le famiglie più numerose. Per le attività commerciali vi è una media di aumento di un + 2%, 3% salvo particolari settori commerciali come quello della ristorazione e similari. Ci auguriamo che qualche cosa cambi nella discussione in Consiglio Comunale.

La provincia di Latina, nella sua complessità, registra una sostanziale carenza di impianti locali e si registra un’alta percentuale di evasione, tanto che sarebbe una cosa buona aderire alla “Rottamazione Quinques” che permetterebbe di abbattere i contenziosi, dare un po’ di ossigeno all’utenza e dare un importante segnale politico. La “partita” è aperta.