Corden Pharma, Forte: “Garantire occupazione, sostenibilità e trasparenza”

    La Corden Pharma

    Tre condizioni fondamentali vanno garantite nel caso della Corden Pharma: occupazione, sostenibilità e trasparenza nei confronti dei cittadini. A dirlo è il consigliere regionale Enrico Forte che torna sulla crisi che mette a rischio tanti posti di lavoro a Latina.

    “In vista della convocazione della Conferenza dei Servizi decisoria  – ha spiegato Forte – indetta presso l’amministrazione provinciale il prossimo 20 febbraio sarebbe opportuno sapere se il Consorzio per lo sviluppo industriale Roma –Latina figuri tra gli enti invitati.

    Si tratta di una presenza fondamentale, dato che tutte le attività tecnico/amministrative riconnesse all’utilizzo delle aree di competenza consortile  devono avvenire in conformità con le Nta (Norme Tecniche Attuative) del Ptc (Piano Territoriale di Coordinamento per lo Sviluppo Industriale) ed ai regolamenti, previa espressa autorizzazione di esclusiva competenza consortile.

    Sarebbe opportuno conoscere, ad esempio, se all’Ente consortile sia pervenuto alcun progetto riguardante la dismissione, la deindustrializzazione, la verifica dell’eventuale danno ambientale; eventuale bonifica ecoambientale ed il piano di riutilizzazione del sito, posto che, con nota ufficiale della Corden Pharma del 18 novembre 2019 inviata alla Regione Lazio ed alle parti sociali interessate si fa riferimento a non meglio definite ipotesi di ‘cessione di ramo d’azienda, previo affitto temporaneo, con conseguente scissione delle attuali autorizzazioni separando gli impianti chimico-farmaceutici da quelli per trattamento dei rifiuti prodotti anche all’esterno del sito di Sermoneta’. A quanto risulta – prosegue Forte –  non sarebbero concesse agibilità all’esercizio e nessuna autorizzazione per inceneritori e/o termocombustori e/o termovalorizzatori”. 

    Al sistema produttivo dell’allora BRISTOL – MYERS  SQUIBB  in attinenza con i suoi specifici codici Istat – ricorda Forte –  era stato autorizzato un piccolissimo impianto di combustione delle emissioni dedicato esclusivamente all’adeguamento del processo interno e non ad altri scopi. Si sottolinea, inoltre, che “l’isola ecologica”  non risulterebbe autorizzabile secondo i regolamenti vigenti  in quanto, da una prima analisi oltre  a non rientrare nella codifica ISTAT-91 Industria, l’agglomerato in oggetto, oltre a contenere attività soggette a Rischio Incidente Rilevante, è da considerarsi saturo riguardo l’insediamento di attività sensibili a livello ecologico, ambientale e/o paesaggistico. Bene è stato fatto in questi mesi dalle parti sociali e dalla Regione Lazio per sperimentare l’insieme degli strumenti esistenti atti a garantire un futuro occupazionale per centinaia di famiglie con l’utilizzo dell’insieme delle politiche passive (ed auspicabilmente attive), del lavoro oggi disponibili. 

    Ma è altrettanto utile auspicare un corretto approfondimento su specifici aspetti delle recenti intese sindacali sulla cd. “isola ecologica”.   E’ da immaginare che ogni modifica dell’area ricadente nel Consorzio sia stata comunicata allo stesso, poiché il coinvolgimento dell’ente consortile rappresenta un obbligo di legge oltre che un importante elemento di garanzia per il corretto sviluppo dell’economia locale e nei confronti della collettività”.