di Ivan Simeone
i.simeone@virgilio.it
Nei giorni scorsi ho avuto modo di analizzare i dati CRIBIS sull’imprenditoria femminile pubblicati da PMI.it. I numeri ci trasferiscono uno spaccato imprenditoriale e produttivo importante per la nostra economia e, a ricaduta, la presenza delle imprese femminili sul nostro territorio pontino rappresentano anche delle eccellenze. Indubbiamente una donna imprenditrice oggi ha “una marcia in più”. Le imprese a conduzione femminile, oggi nel Paese, sono circa il 19,4% del totale delle attività, pari a circa 1.068.00 unità.
In questi ultimi due anni vi è stata una crescita esponenziale, complessiva, del 12,4% e sono oltre 120.000 le imprese a guida femminile. Nella nostra provincia vi sono stati ultimamente leggeri segnali di rallentamento; rallentamento che potrebbe essere stato causato (il condizionale è d’obbligo) proprio da chiusure di attività commerciali dove la presenza di imprenditrici è più forte.
Il Lazio ha il privilegio di rappresentare numeri importanti, insieme alla Lombardia. Certamente le dimensioni guardano principalmente al segmento delle micro-imprese ma spesso sono realtà di eccellenza.
Le attività a gestione femminile sono prevalentemente nei servizi alla persona (47,1%), al mondo del commercio come quelle di assistenza residenziale (43,2%) ma non mancano importanti attività in ambito anche metalmeccanico e di produzione che spesso ottengono successi certificati.
Non mancano i problemi per questo segmento produttivo. Certamente in primis l’accesso al credito, ormai un triste ritornello che ritroviamo in ogni realtà produttiva di segmento medio-piccolo. Vi sono, sotto questo aspetto, importanti interventi che provengono maggiormente dai sistemi delle Camere di Commercio o dalle Regioni come dai Confidi dei sistemi associativi. Il circuito bancario tradizionale è un tantino “frenato”, per non usare altri termini.
Le imprese femminili stanno assumendo ambiti sempre più interessanti. Molte sono le imprenditrici giovani, le quali sono culturalmente più propense alle nuove visioni digitali e che guardano all’innovazione con un “interesse operativo”.
Statisticamente più di una impresa su cinque è femminile e complessivamente (imprese + singoli imprenditori) contano circa il 30% del totale degli imprenditori.
Altro aspetto interessante è l’aumento –secondo i dati diffusi- delle società di capitali guidate da manager donne, pari ad un +45% dal 2014 ad oggi. Un trend in continua crescita.
Le imprenditrici sono più istruite dei suoi competitor maschili con il 34,5% di laureate contro una media del 23,4% di imprenditori uomini. Sono tutti questi segnali positivi che vedono come il mondo imprenditoriale si stia sempre più volgendo a politiche di parità di genere, inclusività e innovazione con un cambiamento culturale importante in atto.
Da segnalare l’importante rapporto sull’imprenditoria femminile, elaborato dalla Camera di Commercio di Latina, che è un punto di riferimento documentale da cui partire per analisi e riflessioni.
In tutto questo un ruolo importante lo hanno anche le reti associative e i network d’impresa. Bisogna fare sistema.
L’attività commerciale, la piccola impresa familiare devono “fare rete”, creare una sinergia operativa con analoghe esperienze imprenditoriali come con professioniste. Bisogna avviare vere “Comunità Produttive” sui territori e in questo le Associazioni di Categoria datoriali, principalmente quelle maggiormente rappresentative in termini di rappresentanza e servizi reali, hanno una importante responsabilità.










