Rebus ripescaggio, il Latina alle prese con un dilemma: non sarà meglio “accontentarsi” della serie D?

Ad oggi dal quartier generale nerazzurro non trapelano indiscrezioni sulla domanda di ripescaggio in serie C e sulle effettive chances di riammissione tra i professionisti del sodalizio pontino. Nei prossimi giorni il presidente Terracciano dovrebbe incontrare la stampa per fare chiarezza su programmi e strategie e per illustrare le intenzioni della proprietà sul destino di mister Pascucci e di vari protagonisti richiestissimi sul mercato, Iadaresta in primis. Una brusca frenata ai sogni del Latina Calcio 1932 è stata imposta da due svolte impietose: il ko di Albano nella semifinale playoff e l’introduzione delle squadre B dei club di serie A, a quanto pare in vigore già dalla prossima stagione. Per colmare le lacune nell’organico della terza serie, create dal tracollo di diverse realtà, si seguirà questa gerarchie: per ogni posto avrà la precedenza la squadra B, a seguire una retrocessa dalla C e per ultima una società di serie D ai vertici della graduatoria dei ripescaggi. Per primeggiare in tale classifica bisognerà disporre di requisiti fondamentali come i precedenti sportivi, l’impianto e la sua capienza, il piazzamento in campionato e quello negli spareggi promozione.

QUANTO COSTA QUESTO RIPESCAGGIO!

Se il Latina dovesse spuntarla sulle altre pretendenti, pur non avendo vinto i playoff, la situazione diverrebbe difficilmente sostenibile sul profilo prettamente economico. Il tutto dovrebbe essere infatti corredato dal pagamento a fondo perduto di 300mila euro, da aggiungere alla fideiussione necessaria per l’iscrizione e alle spese per l’allestimento di un organico all’altezza. Troppe voci e troppe difficoltà, quindi, per ambire ad una riammissione nel panorama professionistico. A meno che una realtà nata meno di un anno fa sia in grado di sostenere tali sforzi, magari con l’ingresso di nuovi soci e l’aggiunta di nuove risorse.

IL DILEMMA: LA C PER RILANCIARSI O LA D PER RICOMINCIARE

La piazza nerazzurra e soprattutto i suoi tifosi, sempre presenti al fianco della squadra, meriterebbero platee ben diverse da quelle conosciute negli ultimi mesi. Resta però un dato di fatto: il Latina ha appena iniziato a costruire le sue fondamenta, non dispone di un settore giovanile e molti suoi dirigenti hanno scoperto solo quest’anno le insidie, le dinamiche e i segreti del pallone e del mondo che vi gira intorno. Perchè allora non fare tesoro di quest’anno di transizione, senza bruciare le tappe e senza avventurarsi in un’impresa che ha tanto il sapore dell’azzardo?  Il Rieti, in tal senso, ha dato una lezione a tutti ripartendo dalla (inutile) vittoria nei playoff dell’anno scorso: ha puntato sulla continuità, confermando i suoi pezzi pregiati e aggiungendo ulteriori tasselli per il definitivo salto di qualità. La serie D si vince con la programmazione, evitando rivoluzioni e lavorando sulle fondamenta.

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