Spari in casa Di Silvio, colpi partiti da un revolver calibro 38 che non si trova

    questura

    Potrebbero essere stati esplosi da un revolver calibro 38 i colpi sparati in via Moncenisio, a Campo Boario, ieri sera prima delle 8, ma l’arma non si trova.

    Per scovare la pistola gli agenti della squadra Mobile della questura di Latina, coordinati dal comandante Giuseppe Pontecorvo, hanno effettuato perquisizioni in alcune abitazioni, tra cui quella di Romolo Di Silvio, ma senza esito.

    Gli investigatori sono convinti che a sparare sia stato Ferdinando Di Silvio, detto Pescio, 18 anni compiuti da qualche mese, figlio di Costantino “Patatone” Di Silvio che è in carcere (insieme a Romolo), per l’omicidio di Fabio Buonamano. Il movente per ora non è chiaro, la polizia non esclude nessuna pista.

    Pescio avrebbe premuto il grilletto dopo una discussione con qualcuno arrivato davanti l’abitazione in auto. Un proiettile è finito nella casa di fronte, sulla porta finestra, l’altro ha danneggiato un’auto parcheggiata. Sparati ad altezza d’uomo, anche se non è ancora chiaro se Di Silvio avesse intenzione di uccidere. Il ragazzo non ha detto una parola agli investigatori e presto sarà sentito dal giudice Giorgia Castriota per la convalida dell’arresto. E’ assistito dall’avvocato Luca Melegari.

    La famiglia dell’abitazione colpita da uno dei proiettili non avrebbe nulla a che fare con la vicenda, se non per caso. Si tratta di piccoli imprenditori non legati alla famiglia Di Silvio. Le indagini proseguiranno nei prossimi giorni per chiarire l’episodio – non è ancora chiaro infatti neanche quante persone ci fossero nella vettura arrivata a gran velocità – e i motivi alla base degli spari.