Spiagge libere a Sabaudia, l’opposizione chiede un Consiglio urgente

Scontro politico a Sabaudia sulla nuova gara per la gestione dei servizi balneari e dei chioschi delle spiagge libere. I consiglieri di opposizione Simone Brina, Enzo Di Capua, Immacolata Iorio, Maurizio Lucci, Giancarlo Massimi e Marco Mincarelli hanno presentato una richiesta di convocazione urgente del Consiglio comunale dopo la pubblicazione della determinazione n. 2054 relativa al bando quadriennale per l’assegnazione delle sei postazioni rimaste escluse dalla precedente procedura.

Secondo i consiglieri di minoranza, il nuovo provvedimento sarebbe in contrasto con l’indirizzo emerso durante il Consiglio comunale del 7 maggio scorso, quando era stata evidenziata la necessità di garantire la massima partecipazione attraverso l’assegnazione di un solo lotto per ciascun operatore.

«Siamo di fronte a un blitz inaccettabile che calpesta la sovranità del Consiglio Comunale e piega le regole dell’evidenza pubblica», affermano i firmatari della richiesta. «Invece di tutelare il pluralismo, la trasparenza e l’imprenditoria locale, questa amministrazione sceglie di favorire la concentrazione dei lotti e le posizioni di rendita».

Nel mirino dell’opposizione c’è la possibilità prevista dal nuovo bando di consentire l’assegnazione fino a due lotti allo stesso soggetto e, in alcuni casi, anche di un terzo lotto in deroga. Inoltre, la procedura consentirebbe la partecipazione sia agli operatori già risultati aggiudicatari nella precedente gara sia ai titolari di concessioni demaniali sul litorale.

«La domanda che ci poniamo è: a chi giova un simile stravolgimento delle regole?», chiedono i consiglieri, che ritengono la scelta in contrasto con i principi della concorrenza e della massima partecipazione.

Per questo motivo l’opposizione chiede un confronto immediato in aula. «Non permetteremo che le decisioni sul nostro litorale vengano calate dall’alto con atti di giunta o determine dell’ultimo minuto. Il sindaco e la maggioranza hanno il dovere di spiegare alla città le ragioni di questo cambio di rotta e assumersene la responsabilità politica».