Un giro d’affari milionario basato sulla disperazione di commercianti, imprenditori e operai, messi in ginocchio da tassi d’interesse capaci di raggiungere la cifra monstre del 1.400% annuo. Ruota attorno a tutto questo la maxi operazione della Guardia di Finanza dei Comandi di Viterbo, Grosseto, L’Aquila, Rieti e Sassari, che ha sgominato un’agguerrita organizzazione criminale che per anni ha tenuto sotto scacco l’intero Lazio. Le indagini dei finanzieri hanno svelato una struttura criminale gerarchica e spietata, capace di estendere i propri tentacoli in ogni angolo del territorio laziale. Nessuna provincia è rimasta esclusa, dalle risultanze investigative infatti è emerso come i sodali agganciassero le vittime in tutte le province del Lazio, passando anche per il territorio di Latina.
A finire nella morsa degli usurai sono state decine di persone in gravi difficoltà economiche. Piccoli imprenditori, baristi, operai, ma anche professionisti come avvocati e commercialisti. Chi non riusciva a pagare veniva convinto a suon di minacce. I metodi estorsivi erano la prassi per garantire il rientro di finanziamenti illeciti che, complessivamente, hanno toccato la cifra di 16 milioni di euro. L’inchiesta della Guardia di Finanza si è avvalsa di pedinamenti, rilevamenti fotografici e, soprattutto, della drammatica testimonianza delle numerose vittime. I numeri emersi dai conteggi dei militari sono da brividi. A fronte dei prestiti concessi, l’organizzazione applicava tassi d’interesse annui che oscillavano tra il 42% e il folle picco del 1.400%.

I fiumi di denaro sporco incassati con l’usura venivano poi ripuliti. La banda utilizzava due società schermate per compiere numerose operazioni di compravendita immobiliare, un sistema di riciclaggio studiato a tavolino per far perdere le tracce della provenienza illecita dei fondi e reimmetterli nell’economia legale. In 15 sono stati denunciati, 10 dei quali tratti in arresto per i reati di associazione a delinquere, abusiva attività finanziaria, usura e riciclaggio. I militari hanno poi eseguito un sequestro preventivo di un ingente patrimonio immobiliare, riconducibile al gruppo criminale. Nei loro confronti è stato poi emesso un decreto di confisca emesso dalla Corte d’Appello di Roma. Sono stati dunque confiscati 32 immobili, un’automobile, una imbarcazione da diporto e le quote sociali di due società. Il tutto per un valore complessivo di oltre 3 milioni di euro.









