Terracina, residui plastici in mare: esposto di Legambiente

Residui plastici in mare a Terracina. Il circolo di Legambiente aveva già fatto notare sui social le condizioni dell’acqua sul lungomare di Terracina, del 4 giugno scorso. Pezzi di plastica più o meno grandi che sembravano triturati e non usurati si potevano vedere dalla battigia e sono rimasti per ore nel tratto di spiaggia. Ora gli ambientalisti della città hanno deciso di presentare un esposto alla Procura di Latina e lo hanno inviato per conoscenza all’amministrazione comunale e alle forze dell’ordine.

Si è trattato, dicono, di un “episodio di imponente e continuativo inquinamento ambientale del mare, soprattutto nella zona del lungomare di Ponente. E’ durato tutto il giorno almeno dalle 11 alle 18, con una graduale riduzione del fenomeno dalla mattina alla sera.

Da nostre prime analisi, effettuate attraverso sopralluoghi e raccolta di materiale spiaggiato, la maggior parte dei rifiuti, tutti di materie plastiche, provenivano da allevamenti di mitilicoltura (numerose reste sono infatti state ritrovate) e residui di serre agricole con teli di nylon, plastica bianca e flaconi di pesticidi e materiale in plastica scura per irrigazione. Altro materiale era costituito da imballaggi di plastica mono-uso, soprattutto confezioni di pasta, contenitori in plastica, e altro materiale era invece davvero molto piccolo, con pezzi di plastica da 2.5 a 50 cm. Alcuni di questi pezzi di plastica sembravano a vista frutto di una triturazione meccanica in quanto non presentavano bordi arrotondati come nel caso dei pezzi soggetti a degradazione naturale. Inoltre vi erano anche alcuni rifiuti galleggianti come ad esempio una notevole quantità di assorbenti igienici”.

Il fenomeno era visibile su tutto il litorale poiché si poteva vedere una notevole quantità di rifiuti galleggianti proprio vicino alla riva e sono stati molti i turisti, anche stranieri, che camminando sulla battigia hanno chiesto spiegazioni.

Il circolo di Legambiente ha anche prelevato e conservato alcuni reperti, che è disponibile a fornire per accertare i fatti.

Per questo hanno chiesto agli inquirenti “di procedere ad una approfondita ricerca su cosa abbia reso possibile un tale livello di inquinamento marino, di che fenomeno si sia trattato, la sua entità e provenienza, i rischi associati per l’ambiente e la salute, le eventuali responsabilità, in modo che sia possibile prevenire l’eventuale ripetersi del fenomeno dannoso nel corso della breve e preziosa stagione estiva”.

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